Occupai Venezia

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali non ha ancora definito chi sarà il curatore del Padiglione Italiano a pochi mesi dall’apertura della Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia.
A questo stato di indifferenza delle istituzioni, a questa noncuranza verso la ricerca creativa in Architettura, che descrive plasticamente lo scenario marginale in cui la disciplina architettonica italiana è relegata ormai da decenni, al silenzio dei rappresentanti nazionali della nostra categoria professionale che non si sono in alcun modo espressi nei confronti di questo disinteresse, a tutti questi sentimenti di distanza e tristezza noi intendiamo reagire fermamente.
Faremo entrare gli elefanti a Venezia: questo modo di dire anglosassone indica un problema evidente, ovvio, di cui non si vuole proprio parlare perché imbarazzante o considerato un tabù. È giunta l’ora di affrontare il problema dell’architettura italiana, delle sue grandi eredità mai raccolte, dell’ingerenza della brutta politica, del compromesso inevitabile. È il momento di farlo a testa alta, a viso aperto. E se non è capace chi ci rappresenta, lo faremo noi, una volta per tutte. Col sorriso sulle labbra e lo sguardo in avanti.
Reagiremo con un progetto indipendente, che si esprimerà attraverso una mostra ed una piattaforma di ricerca attive nel padiglione. Un progetto capace di occupare il Padiglione Italiano.
Questo testo sembra scritto in questi giorni. E invece no. Non è per la Biennale 2014: era riferito alla passata Biennale di Chipperfield (1).
Era l’aprile del 2012, e un manipolo di facinorosi coordinati da Luca Diffuse (2) provò ad immaginare per il Padiglione Italiano un finale diverso rispetto a quello previsto e che poi si è prontamente verificato. E che ha visto una partecipazione italiana alla più importante manifestazione di architettura mondiale messa su in poche settimane, citata di straforo soltanto nei quotidiani e in qualche rivista del Belpaese mentre veniva ignorata totalmente da tutti i commentatori ed i critici internazionali degni di questo nome (che forse, per cortesia verso il Paese Ospite della Biennale, han preferito glissare con eleganza) (3).
Pur con tutta la buona volontà di chi ha provato a produrre qualcosa di decente con tempi e orari di lavoro che in confronto gli operai della Foxconn potevano sembrare impiegati delle Poste, il Padiglione Italiano dell’edizione 2012 è stato un solenne fiasco, oltretutto di una noia colossale. In tempi tanto brevi, la curatela è dovuta ricorrere ai migliori ingredienti precotti della nostra pepperidge farm nazionale, con uno sguardo fisso allo specchietto retrovisore: ovviamente per una manovra di parcheggio in doppia fila, e non per prepararsi ad un sorpasso.
Ora, perché cito quel testo (che scrissi come proposta per il claim da diramare alla stampa per quella iniziativa, che immaginavo come un volutamente grezzo “Elefanti a Venezia“, e che poi si è evoluto nel raffinatissimo e obliquo “Sentimenti e Progetti per il Padiglione Italiano“)? Perché mi è tornato in mente oggi, quando ho firmato una petizione su Change.org (di solito non ho molta stima di queste cose, a prescindere dalla bontà delle intenzioni degli ignari firmatari, ma questo è un altro discorso). La petizione, organizzata da Zeroundicipiù e dal Giornale dell’Architettura, fa gentilmente notare al ministro della Cultura Massimo Bray che, ehm… , dato che la Biennale si terrà la prossima estate e dato che il tempo fugge, sarebbe il caso che qualcuno si occupi di nominare il curatore del Padiglione Italiano per l’edizione 2014, presieduta nientemeno che dall’immenso Rem Koolhaas (nominato, lui sì, molto in anticipo sui soliti tempi da Paolo Baratta: probabilmente senza passare per le Termopili Ministeriali del MiBAC e della Politica Italiana tutta), che ha scelto il ghiotto tema “fundamentals”.
Eh sì, ministro. È una Biennale, non una Semestrale. Serve un nome subito, il tempo non è galantuomo in questi casi. Ovviamente non stiamo a pretendere troppe raffinatezze: siamo già troppo in là per un concorso, non sia mai che si perdano settimane preziose per intersecare meticolosamente le espressioni di una giuria di esperti con le ingerenze esterne (accademiche, politiche, economiche) tipiche del Belpaese. Suvvia, un nome: prima di correre ai ripari troppo tardi e presentarsi, oltre che assolutamente irrilevanti, di nuovo ritardatari. Irrilevanti sì, ma almeno con eleganza. E che non si pensi che decidere al’ultimo momento sia una prassi per appaltare il tutto in regime di emergenza, senza quei lacci e lacciuoli previsti dalle gare. Non diciamo fesserie, via. Un nome quì e subito, ministro. E anche qualche buon proposito, che tanto non costa nulla.
Per cui, ho firmato anch’io. Come ho già detto all’instancabile Davide Tommaso Ferrando di Zeroundicipiù: intendo apertamente contribuire ad uno schiaffo all’Istituzione per questa ennesima prova di disinteresse del nostro Paese per un tema fondamentale come quello dell’architettura, che poi è quella cosa che tenta di disciplinare nel migliore dei modi lo spazio in cui viviamo tutti, architetti e non.
Ma non so se basterà. Immagino infatti che i nostri rappresentanti – che, ricordo, abbiamo messo noi italiani lì dove sono, uno per uno, col nostro voto, per cui siamo corresponsabili in solido – hanno ben altro da fare, e non si saranno certo accorti della assoluta indifferenza internazionale (quella sì fa rabbrividire) nei confronti del nostro Padiglione Italiano e della nostra architettura: possiamo convincerci quanto vogliamo, ma là fuori (Out There?) di noi se ne catafottono tutti – vedere i link alla nota 3 per credere.
Il fatto di essere arrivati troppo lunghi, troppo spompati, troppo poco autorevoli, assolutamente irrilevanti nel 2012 è già archiviato, nessuna responsabilità, nessuna maggiore attenzione questa volta. Tutto bene, tutto come prima: come spesso accade in questo Paese – e mi scuso in anticipo per il qualunquismo – gli errori non servono per forgiare il miglioramento, anzi. Gli errori li paghiamo noi tutti, noi Italiani resilienti, noi contribuenti dalla memoria cortissima, noi architetti. Avanti così, finché dura.
Quindi sarò realista: anche se mi auguro una solenne reazione e che la petizione vada a buon fine, temo che lo schiaffo semmai arrivi a destinazione sarà poco più che un buffetto. E la risposta il solito pannicello caldo, cui siamo abituati da generazioni. Non so, forse sarebbe necessario un defibrillatore, piuttosto. Sempre che l’immobilismo – siamo ottimisti – sia dovuto a distrazione o inettitudine, e non al rigor mortis.
Note:
1) Di quella Biennale, che nonostante le grandi potenzialità del tema del Common Ground si è rivelata una dimenticabile delusione tranne pochissime eccezioni (Sam Jacob/FAT o l’interessante esperimento di GranTouristas, per cui tengo ancora a ringraziare Stefano Mirti), vale la pena citare l’interessante identità visuale progettata con minimo sforzo da John Morgan Studio, che giocava con la tradizione tutta veneziana dei nizioleti per le indicazioni delle calli e dei campi, basate sulla tecnica dello stencil. Tra le rare cose del 2012 da archiviare con cura. Nulla di Italiano in ogni caso.
2) Facevano parte di uno spontaneo nucleo scientifico autogestito, invitati e coordinati da Luca Diffuse (in ordine sparso e con diverso grado di coinvolgimento): Guido Incerti, Matteo Sartori/Clinica Urbana, Marco Svara, Lucia Bosso, Andrea Balestrero, Elisa Poli, Salvatore D’Agostino, Paolo Valente, Marco Barbariol, Raffaele Cutillo, Paolo Carli Moretti, Diego Terna e, non so perché o percome, il sottoscritto. Il nome definitivo del progetto era “Inèdite”, termine decisamente diffusiano (ciao Luca).
3) Per chi è curioso, provi a spulciare queste recensioni, e mi dica se trova qualcosa sul Padiglione Italiano del 2012:
- Chris Hawthorne sul LA Times, 31 agosto 2012
- Rowan Moore sul Guardian, 2 settembre 2012
- Ellis Woodman sul Telegraph, 3 settembre 2012
- Michael Kimmelman sul NY Times, 11 settembre 2012
- Architect Magazine (AIA)
- Urban Omnibus (Architectural League)
- Australian Design Review
- Architectural Record
- Design Week
- Wallpaper
- Detail
- Artlyst
- Bustler
- Dwell
