My further contribution to the global warming

Anch’io mi adeguo alla tendenza ubiqua del selfie e inizio l’anno con spavalda autoreferenzialità.

Durante le feste sono arrivate sulla mia scrivania due pubblicazioni diversissime con un unico comun denominatore: al loro interno c’è un mio scritto.

Una è un libro: “Pure Hardcore Icons – A manifesto on Pure Form in Architecture“, scritto dai bravi Cruz Garcia e Nathalie Frankowski di WAI Architecture Think Thank ed edito da Artifice Books (London, 2013). Il libro arriva da lontano (Beijing), è tradotto anche in cinese e al suo interno c’è il mio prologo – non so quanto un manifesto abbia bisogno di un prologo, ma così è. E c’è anche un epilogo, vergato nientemeno che da François Blanciak (quello di Siteless). Per chi interessa, lo può trovare in libreria, o su Amazon.

L’altra è un interessantissimo numero di STUDIO Urban Magazine, una giovane rivista indipendente edita a Milano ma distribuita in tutto il mondo: si caratterizza per ospitare in ogni numero una serie di saggi multidisciplinari intorno ad un tema specifico, e vanta una lista di guest-authors di assoluta rilevanza, per cui mi sento particolarmente onorato di esserne parte. Il numero 5, disponibile da qualche settimana nelle migliori librerie del pianeta e sul sito ufficiale, ha come tema “Import-Export”: tra gli altri contributi c’è un mio saggio, Reverse engineering of architectural tropes – Working hypothesis for a phylogenetic map of architectural language in the super-sharing era, che rappresenta un passo teorico avanti rispetto al mio articolo sugli archi-memi pubblicato su Domus nel marzo 2012.

L’ho fatto. Andata. Anch’io nella tendenza generale.

Ma aspetta. C’è una bella column di Alexandra Lange su Dezeen, in cui consiglia agli architetti di non cedere ai selfie e magari di usare gli strumenti della condivisione social per aprire il retrobottega del proprio durissimo lavoro, teorico e progettuale, fatto per lo più di riferimenti ad altro da sé (dai, che pian piano ci arrivano tutti). Ecco, è un attimo e sono già fuori trend, dannazione.

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PS: se proprio vogliamo dare a Cesare ecc…, direi che il vero, indiscusso, ante-litteram Re-dei-selfies nel panorama architettonico italiano sia Luigi Prestinenza Puglisi con le sue epiche videostroncature. Tanto migliori quanto più lo-fi è la webcam con cui vengono girate. La ricerca di uno sfondo assolutamente neutro/banale e la luce sapientemente inappropriata cozzano felicemente con una presenza di scena e una maestria nei tempi di qualità teatrale. Meriterebbe un canale tematico tutto per sé, uno spazio più consono. Spero che ne produca in maggiore quantità, dedicandoci più tempo. E che non ceda alle lusinghe della duck-face.