Banche, grattacieli e sillogismi

Il 2012 è appena cominciato e già girano perle come questa:
Esiste una spiacevole correlazione tra la costruzione di grattacieli e i successivi crac finanziari globali
Ad affermarlo non è il solito talebano anti-modernista, o un fautore del ritorno alla splendida era del mulino bianco, quando tutto era più genuino ecc. Si tratta di un serissimo rapporto di Barclays Capital diffuso lo scorso 11 gennaio che si prende la briga di citare 18 edifici con il primato mondiale in altezza collegandoli a 10 diverse recessioni.
Lo hanno chiamato “Skyscraper index”. In pratica, nell’ultimo secolo e mezzo ogni gara a costruire grattacieli sempre più alti secondo il report di Barclays ha preannunciato fatalmente un’imminente recessione. Il ragionamento sembra filare: la costruzione del Chrysler Building e dell’Empire State Building a New York erano di poco precedenti il crollo di Wall Street nel 1929 e la Grande Depressione degli anni Trenta. La costruzione del World Trade Center a New York e della Sears Tower di Chicago anticipò di poco l’austerity negli anni Settanta, contrassegnata dal collasso dell’Opec e degli accordi di Bretton Woods. La costruzione delle Petronas Towers a Kuala Lampur e del Taipei 101 a Taiwan negli anni ’80-’90 preannunciò lo scoppio della bolla della new economy. E la costruzione del Burj Khalifa in Dubai ha introdotto la grande crisi globale di oggi, non ancora terminata.
Che dire. A parte che vedo già i londinesi ravanarsi nei pantaloni, visto che a breve verrà completato The Shard di Renzo Piano. Ma Barclays Capital non mi sta convincendo affatto, anzi. Per due ragioni.
Ecco la prima.
Anzitutto un sillogismo, seppure logicamente corretto, non dà automaticamente la garanzia della verità: dire che “ci sono state n crisi economiche” (premessa maggiore), che “tali crisi sono precedute dalla costruzione di grattacieli da record” (premessa minore), e quindi “i grattacieli da record sono in correlazione con tali crisi” (conclusione), mi pare un po’ forzato, tanto più in un rapporto di analisi di una banca di investimenti internazionale. La logica è solo apparente, dato che una delle tre affermazioni è palesemente non vera. Sarebbe come affermare che “Ogni animale vola”, “l’asino è un animale” e “dunque l’asino vola”: non funziona, sembra tutto logico ma una delle tre affermazioni è falsa. È uno dei trucchetti più simpatici della retorica, analizzato e classificato da Aristotele quasi 2.400 anni fa. E c’è ancora chi ci casca come un boccalone.
Che ci siano state n crisi economiche è un fatto dimostrabile. Che tali crisi siano state preannunciate dalla costruzione di un grattacielo da record è un’affermazione assurda, che può essere smontata facilmente: si omette di dire che, in tutta franchezza, le crisi economiche c’erano già prima della costruzione dei grattacieli. A ritroso, pensiamo al “panico del 1825“, o al “panico del 1792“, o alla crisi del ‘600 successiva alla Guerra dei Trent’anni, o ancor più indietro alla crisi europea del XIV secolo; altre crisi ancora anteriori ci furono nel 476 con la fine dell’Impero Romano, esso stesso gravato nel III sec. di un’altro, pesantissimo tracollo economico. Per non parlare della crisi del mondo ellenico successiva all’invasione dei Dori intorno al 1200 a.C. In quei tempi, qualcuno mi corregga se sbaglio, i grattacieli erano di là da venire.
Quindi concludere che le crisi economiche sono correlate alla costruzione dei grattacieli è affermazione, oltre che di per sé discutibile, basata su presupposti falsi. Ma anche ammettendo per assurdo, per puro esercizio intellettuale, tali presupposti come veri, potremmo dire: è ovvio che le crisi, i crac finanziari ed economici avvengono dopo fasi di relativo benessere, ed è altrettanto ovvio e del tutto legittimo che in tali fasi, negli ultimi secoli, qualche azienda/società/banca d’affari si sia voluta costruire una sede rappresentativa nella forma di edificio alto. Stiamo affermando delle assolute banalità, fatti che sono in relazione unicamente temporale tra loro. Tutto quì. Non c’è un rapporto di causa-effetto. Senza contare – altra ovvietà – che la costruzione di un grattacielo, tanto più se da record, dalla concezione alla progettazione alla cantierizzazione alla inaugurazione ha tempi lunghissimi, dai cinque ai dieci ai quindici anni, tempistiche assolutamente non confrontabili, ad esempio, con quelle delle esplosioni delle bolle speculative o dei crac, i cui picchi si manifestano nell’arco di poche settimane, se non giorni.
E quì vengo alla seconda ragione per cui sono poco convinto dal rapporto. Il fatto che al suo interno, occupato a fare dei grattacieli i capri espiatori di questa ed altre situazioni poco piacevoli a scala globale, esso dimentica di citare alcuni dettagli.
Spesso in queste costruzioni ipertrofiche sono proprio le banche d’affari a pompare denaro, come investitori o come azionisti. E Barclays Capital è, mi pare di ricordare, una di queste. Altro dettaglio mancante nel rapporto è che nella black list delle cause delle crisi globali (sopratutto di queste ultime del 2006-2008-2011) a naso io inserirei anche le banche di investimenti e i loro fondi tossici, che hanno necrotizzato l’economia occidentale già in tempi di apparente benessere. Che poi, dopo aver combinato il disastro, sono le stesse che in Europa stanno ricevendo dalla BCE (cioè dai cittadini europei) migliaia di miliardi al tasso dell’1%, senza dover nemmeno dichiarare che cosa ne faranno. Così, tanto per completare il quadro. Altro che Skyscraper index.
Chiudo con un sillogismo facile facile, con una premessa maggiore e una minore ampiamente dimostrabili. Provate voi a scrivere la conclusione:
- Barclays Capital è una banca di investimenti e afferma che i grattacieli da record sono correlati alle crisi finanziarie.
- Le banche di investimenti hanno investito nei grattacieli da record.
- Quindi: ___________________________________.
Buon anno a tutti, e speriamo bene.
