Per un rinascimento dell’edilizia pubblica in Italia

La casa non sembra essere in cima alla lista dei problemi italiani:  secondo una ricerca del 2018, quattro su cinque delle abitazioni nazionali sono di proprietà: è chiaro che il cosiddetto “mattone” viene ancora oggi considerato dagli Italiani come il principale bene  in cui investire o mantenere i propri risparmi, secondo un processo di “patrimonializzazione” ottenuto magari sacrificando — in controtendenza alle buone abitudini del resto dei Paesi sviluppati — formazione propria o dei propri figli, crescita professionale e mobilità. 

In realtà questo quadro rassicurante si complica se si osservano tre dati di dettaglio. Primo: esistono 135 case ogni 100 famiglie, un quarto delle quali vuote e sottoutilizzate, 15,5 miliardi di metri cubi costruiti contro un fabbisogno nazionale aggregato di 6,4 miliardi. E se l’offerta potenziale di alloggi è pari a circa 10 volte la domanda, si continua a realizzare edifici inutilizzati come semplice rendita finanziaria. Secondo: tutto questo patrimonio non è più un investimento così sicuro, e secondo Istat è sceso mediamente di valore negli ultimi otto anni  di oltre il 15%, con picchi del 22% per le vecchie abitazioni. Terzo — derivante dai primi due per gli squilibri tra surplus di offerta ed una domanda in netto calo: le compravendite sono crollate a partire dal 2007-2009, con uno stock di immobili invenduti che già nel 2014 raggiungeva il milione di unità, equamente suddivise tra case nuove “ultimate o in via di ultimazione” ed edifici esistenti.  Con l’ulteriore aggravante che oltre la metà delle nuove costruzioni in vendita è ancora oggi in classe G, la peggiore tra le classi di efficienza energetica in base alle norme vigenti, mentre solo l’11% si può fregiare delle classi A o B. 

Quindi, se guardiamo oltre la cortina retorica della “crisi”, c’è un parco edifici italiano — fatto di immobili esistenti ma anche di nuovi e invenduti — ogni giorno più obsoleto sotto il profilo energetico, strutturale e sismico, e il cui valore va inesorabilmente erodendosi. 

In Italia quindi non mancano gli immobili: mancano immobili utili, appetibili, sostenibili e, diciamolo, belli. 

Sembra un paradosso, ma in tempi non facili, che impattano  violentemente sul reddito disponibile per individui e nuclei familiari, pur con una profusione di case teoricamente disponibili c’è tutto un bacino di cittadini a cui va decisamente stretta questa ingiustificata rigidità del panorama immobiliare italiano:  si tratta di giovani coppie, famiglie o individui non necessariamente a basso reddito, ma che non possono accedere ad una abitazione alle condizioni di mercato, e a cui proprio il libero mercato non è stato capace di dare risposte.E così l’accesso alla casa — sancito come diritto umano inalienabile anche nella nostra Costituzione, all’articolo 47 — e la questione abitativa tornano ad essere temi di grande attualità, e il new housing rappresenterà una delle sfide per questo Paese nei prossimi cinquant’anni.

(continua su TheVision)