Pillola blu. Pillola rossa.

Piccolo sfogo poi basta, prometto.

Con tutta la simpatia, con tutta l’autoironia, con tutta la leggerezza che si vuole, no. No.

Non sono così, non siamo così, come nel teaser Fiat per il lancio della 500X al Salone di Parigi. Sul serio, no. La stragrande maggioranza di noi non vive in splendidi sonnolenti paesini dell’immaginario collettivo tipo Pitigliano, parchi a tema del pittoresco con panni colorati stesi al sole e Api Piaggio che girano a casaccio cariche di fiori. E sopratutto non ciondoliamo tutto il giorno nelle nostre dimore magnificamente decadenti (e con interni fuori scala per stile, dimensione e tipologia col borgo di cui sopra: set designer, you had one job…), in pantofola e vestaglia leopardata. Né ci ritroviamo più grandi, più potenti e pronti all’azione così, per una botta di culo.

Che la principale casa automobilistica nazionale rappresenti non tanto un suo prodotto (chissene), ma gli stessi italiani in questo modo, ad un pubblico internazionale, seppur con toni apparentemente simpatici ed innocui, non lo reputo un bello spettacolo, anzi. Che Marchionne, o FCA o come diamine si chiami non perdano occasione di vederci e farci vedere in giro a suon di luoghi comuni, qua come simpatici fané senza un mestiere (con tutto il rispetto per i simpatici fané in vestaglia) ormai capaci delle prestazioni più elementari solo grazie ad espedienti. Anzi, pure incapaci di utilizzarli, questi espedienti: Ninì Salerno sbaglia perfino mira con la pillola blu, poveraccio. Che tristezza.

Dei rincoglioniti. È così che, stereotipo dopo stereotipo, siamo agli occhi del mondo. Ed è così che, con la scusa facile dell’ironia, ci vedono anche i pubblicitari (Leo Burnett! Tu quoque!) e i capitani d’industria dagli ego smisurati e dalla visione opaca, capaci solo di traghettare capitali finanziari ed umani oltreconfine. Per loro ormai viviamo di rendita in un’Italia dal passato perfettamente impacchettato e venduto ad ogni occasione per conto terzi, fancazzisti tamarri e volgari, incapaci di esprimere una forza autonoma. Semmai ci capita di migliorare il nostro status questo accade senza alcun merito, un colpo di fortuna e forse riusciamo a fare l’upgrade dell’utilitaria. Son soddisfazioni. Mentre i “baffineri” si sono incanutiti, e perfino il leggendario savoir-faire sotto le lenzuola è un vago ricordo, sapientemente virato in seppia.

No, dai. A questo punto mi aspetto che qualcuno si alzi in piedi e dica chiaramente come stanno le cose, che la misura è davvero colma:

“No ragazzi, vi sbagliate, non è questa la realtà dell’Italia, non ci riconosciamo in questo cliché. Sappiamo che vi rassicura calcare la mano sull’italianità simpatica ma ormai stanca, con un glorioso futuro alle spalle, ma le cose stanno in un altro modo. Adesso basta.

Siete voi i vecchi, siete voi stanchi. Siete voi che per lanciare un prodotto mediocre che scopiazza con anni di ritardo progetti di ben altra consistenza (formale, sostanziale e di comunicazione) siete costretti a ricorrere ad espedienti narrativi di una povertà imbarazzante, con un autogol clamoroso nell’evidenziare una presunta attrattiva della vostra auto non per doti sue proprie, ma guadagnata a forza di Viagra. Questa rappresentazione dell’Italia vista dal vostro punto di osservazione è una favola esausta che vi raccontate da un pezzo, una commedia dell’arte piena di luoghi comuni a cui purtroppo in tanti – in troppi – ancora credono, anche a causa vostra. Con tutta la simpatia, noi no.

Noi – invisibili ai vostri radar – non possiamo permetterci di ciondolare, o goderci la pensione: stiamo qua a testa bassa, nonostante voi che continuate con questa vulgata, nonostante tutto. A testa bassa a lavorare. A lavorare come possiamo, cercando di farlo al meglio, con tutti i nostri limiti e con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Senza trucchi e senza sconti. Come abbiamo sempre fatto e come ha fatto chi ci ha preceduto, anche in periodi peggiori di questo.

La vostra idea di Italia, del Belpaese decadente e simpatico e tamarro e volgare, sta morendo insieme a voi, perché l’avete dentro: vi pesa come un macigno, si vede da quello che fate, e da come lo comunicate. Qua fuori non esiste.

Noi siamo diversi: forse meno simpatici e spensierati di un tempo, di certo più incazzati e più resilienti di quanto credete. E siamo in tanti, dentro e fuori lo stivale. Più di quanti immaginate. Altro che pillola azzurra: abbiamo scelto la pillola rossa. E siamo impegnati a migliorare questo Paese, ma non solo, da dovunque siamo in giro per il mondo. Un progetto alla volta”.

 

Ecco. Questo mi aspetterei che qualcuno dicesse, una buona volta. Che qualche intellettuale, o critico o opinionista mostrasse ogni tanto la schiena un poco più dritta rispetto alla piega tradizionalmente riservata nel Belpaese ai grandi capitali – o meglio ai grandi inserzionisti – che investiranno sempre meno in un’Italia che appare ai loro occhi come un giacimento in decommissioning da sfruttare finché ne resta. Sarà pur rimasta in giro qualche anima indipendente, e che diamine.

E invece nulla, a parte qualche raro segno di vita.

Altro che autoironia. Forse siamo davvero rincoglioniti, se abbiamo finanziato a fondo perduto un’azienda per decenni e ci ritroviamo a questo punto, ad essere presi per i fondelli nella sua comunicazione internazionale e restare indifferenti o riderci sopra senza renderci conto in cosa ci stanno mutando. Simpatici fané in vestaglia e senza orgoglio: probabilmente dato via anche quello, tanto al chilo.

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