Anonymous gods

Bel lavoro della francese Marion Balac, molto new-aesthetic: in Anonymous Gods l’artista ha selezionato schermate di Google Streetview che immortalano in giro per il mondo l’errore in cui sono indotti i robot di Mountain View impegnati nei loro algoritmi di face-recognition attraverso cui sfocano i visi delle persone inquadrate per motivi di riservatezza. Il bello è che anche le statue – almeno quelle con evidenti fattezze umane –  diventano oggetto di questa speciale attenzione di Google: le macchine applicano un blur ovale laddove individuano un pattern di pixel riconducibile ad un viso, facce come insiemi democraticamente asettici di dati, non importa quale che sia la dimensione o il contesto o il luogo in cui si manifestano.

Ho già osservato che qualcuno è tentato dall’ammirare incondizionatamente, e forse un poco acriticamente, questa maniera così intrigante in cui le macchine ci guardano: in realtà, almeno per ora, si tratta di un pur affascinante limite – molto umano – di programmazione dell’algoritmo, un bug che prima o poi verrà risolto grazie all’opera di preparatissimi – e anch’essi molto umani – programmatori.

Comunque per ora perfino il San Carlone di Arona, tanto caro ad Aldo Rossi, ha la sua dose di glitch-privacy.

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