State of Exception. Per chi l’ha visto. Per chi non c’era.

IMG_2186

Sabato 23 e domenica 24 agosto 2014 – esattamente un mese fa – allo stage D delle Corderie dell’Arsenale si è svolto quello che per Spacelab ha rappresentato uno degli impegni più stimolanti e galvanizzanti di sempre: la curatela di State of Exception nella sezione Monditalia di Fundamentals, la Biennale di Architettura più attesa, discussa e recensita degli ultimi 25 anni. La Biennale, diretta da Rem Koolhaas.

(Update del 7 ottobre: qua sotto c’è l’estratto video dell’evento pubblicato su Youtube da La Biennale di Venezia Channel)

Per chi non è stato a Venezia, o per chi c’è stato ma non nel weekend di State of Exception, e anche per provare a scrivere una sintesi a caldo di ciò che è accaduto all’Arsenale ad opera nostra, proviamo a buttar giù un consuntivo provvisorio.

Anzitutto, com’è cominciata.

Prima di tutto accontentiamo gli amanti dei retroscena e del gossip con un breve antefatto. A novembre 2013 ricevo una telefonata da Rotterdam: Rem Koolhaas e OMA ci invitavano a produrre una proposta per un evento speciale/Weekend Special all’interno della sezione Monditalia.

Probabilmente chi legge sa già che Monditalia rappresenta in Fundamentals la sezione internazionale della Biennale di Architettura, che come da tradizione ormai più che trentennale è ospitata alle Corderie. La differenza rispetto alle altre edizioni è che stavolta per l’intera Biennale il curatore ha ricercato una inedita consistenza generale, e in particolare questa sezione della Mostra ha avuto come argomento proprio l’Italia. Non più, quindi, un blob di installazioni autonome e indipendenti in rapida successione, ma una sequenza – fisica – di 41 casi-studio e – temporale – di 17 eventi speciali che si pongono come punti di vista privilegiati, o meglio “scansioni” su un unico tema – l’Italia. Italia che rappresenta per l’architettura qualcosa di fondamentale ed unico (aggiungeremo noi: eccezionale), ma che pure è un prototipo dello stato globale delle cose in quanto ha nel bene e nel male tante similitudini con altri luoghi del mondo per complessità, ricchezza, potenzialità da un lato e contraddizioni politico-burocratiche dall’altro.

Monditalia non è altro che uno scanning per latitudini progressive da Sud a Nord – coerentemente e semanticamente affiancato dalla gigantografia della Tavola Peutingeriana – dell’Italia nelle sue pieghe apparentemente tanto meno vicine all’architettura tout-court (storia, politica, economia, sociologia, antropologia, industria e media) e proprio per questo tanto più interessanti nel rapporto che instaurano con la disciplina a cui la Mostra è dedicata. A chi non ha afferrato il senso di tutto questo – e sono tanti, e sono insospettabili – consiglio la cosa più semplice: andare a leggersi il catalogo della Mostra.

Al diavolo – bonariamente, s’intende – gran parte dei soliti nomi che circolano in queste occasioni, e fregandosene allegramente dei mal di pancia che avrebbero e hanno provocato, Koolhaas/OMA/AMO per Monditalia han deciso di dare maggiore spazio a giovani ricercatori emergenti. Posso dire che la decisione di Koolhaas mi trova perfettamente d’accordo – in fondo chi sono io per contraddirlo? E poi i giovani sono par excellence meno autoreferenziali, meno inclini a parlare di sé stessi, che non è poco in una mostra di architettura: e se il payoff di Fundamentals è proprio “architettura, non architetti” non è certo un caso, tantomeno in Monditalia – che è tutto tranne che una selfie.

Tra parentesi, non darò il mio giudizio personale su Fundamentals, rischio di essere di parte. Ma mi diverto a leggerne le recensioni, e soppesare bene da che direzione arrivano, e cosa gli autori dicevano poco prima della comunicazione della lista di contributors. Ne sta uscendo un interessantissimo albero tassonomico. Un ottimo esercizio per capire come funziona – davvero, sotto il cofano – il giudizio critico di valore, spesso non proprio disinteressato. Oltretutto verrebbe automatico da rispondere che se Koolhaas, in una biennale curata da Koolhaas, non possa fare – vivaddio – quello che gli pare, beh siamo davvero ai confini della logica di chi lo critica. Pur conoscendolo poco mi sarei stupito del contrario.

 

Torniamo a noi. Per rispondere in modo non banale all’invito da Rotterdam noi di Spacelab abbiamo messo a fuoco tre temi che ci giravano in testa ormai da anni, ciascuno con un suo grado di coerenza con i temi di Monditalia e che nessuno – almeno a quanto ci risultava allora, a fine 2013 – aveva mai condotto in biennali e mostre in giro per il mondo. Temi che ci sarebbe piaciuto, da visitatori, vedere in programma una buona volta.

Per cominciare ne abbiamo proposto uno, titolo provvisorio “Commission: Impossible”. Questione di strategia: se il tema non fosse stato ritenuto opportuno o convincente, avevamo sempre un piano B e un piano C su cui fare affidamento. La nostra proposta era questa: intendevamo occuparci dello stato di eccezione, un tema tostissimo preso a prestito dalla filosofia del diritto, con un corredo bibliografico da sempre trascurato in architettura, che poteva ben applicarsi con interessanti ed inedite possibilità di analisi anche a questa nostra disciplina, tanto meglio in Italia – land of exception per antonomasia.

Come titolo definitivo dell’evento abbiamo poi virato su un asciutto State of Exception. Non siamo tipi e non era assolutamente argomento da one-man-show: abbiamo invitato a discuterne con noi un cast stellare di guest-contributors – amici vecchi e nuovi tutti diversissimi per età, formazione accademica, nazionalità, approccio teorico – suddivisi in due giornate, sabato e domenica, in due conferenze pomeridiane di tre ore al massimo ciascuna.

Il format snello è stato alla base del progetto: girando per Biennali una delle cose più antipatiche sono le conferenze-fiume che ti obbligano a star fermo in un luogo ad ascoltar cose pur interessanti mentre sei lì per vedere anche altro, per cui abbiamo programmaticamente evitato la full-immersion – anche per non strafare, essendo la nostra prima curatela in assoluto. Metà pomeriggio ci è sembrato il timing più adatto. Chi avrebbe attraversato le Corderie durante la visita di Monditalia poteva sedersi nello stage D (bellissimo, proprio al centro dell’enfilade delle Corderie, un cubo a doppia altezza con ballatoio perimetrale, nero e acusticamente molto efficiente) a sentire uno, due, tre  o tutti i contributi – autonomi e indipendenti – o magari indugiare fino al dibattito aperto al pubblico previsto al termine delle singole esposizioni (così in effetti è stato).

Oltre che l’evento live alle Corderie, avevamo immaginato una disseminazione del dibattito su altre piattaforme attraverso la creazione di un microsito aperto a commenti e contributi esterni e due account Twitter+Instagram per rilanciare al pubblico programma, suggestioni e temi del progetto.

Mentre noi di Spacelab mettevamo a punto di cesello il progetto curatoriale, gli amici di Folder (Elisa Pasqual e Marco Ferrari, nel frattempo premiati con la menzione speciale della giuria del Leone d’Oro per il loro notevole Italian Limes in Monditalia!) creavano la fantastica identità visuale dell’evento.

IMG_2641

A fine novembre inviamo l’abstract a Rotterdam, col progetto curatoriale completo. Attesa di due settimane per il responso, poi la telefonata di Ippolito Pestellini di OMA/AMO: ok, buona la prima. Ottima notizia (senza contare che abbiamo pronti in canna ulteriori due temi pesanti per un altro paio di Biennali…).

Come lo abbiamo organizzato

State of Exception è stato immaginato fin dalla prima bozza come un espediente per stimolare un dibattito aperto oltre i limiti di tempo e di spazio dell’evento in Biennale attraverso una condivisione su più piattaforme:

IMG_2731

1 – Evento live alle Corderie: 10 guest contributors internazionali  suddivisi nelle due giornate del Weekend Special alle Corderie dell’Arsenale (23-24 agosto 2014):

Sabato 23 agosto 2014, ore 15.00

  • Luca Silenzi – Rule, derogation and exception in architecture
  • Paolo Bettini – Preservation and tanathophobia
  • Fabrizio Gallanti – Usucapio | I fought the law and the law won
  • Joseph Grima – Italian exceptions: Rose Island 
  • Manuel Orazi – Critical editions
  • Socks Studio (Mariabruna Fabrizi, Fosco Lucarelli) – The atemporal condition

Domenica 24 agosto 2014, ore 15.00

  • Renata Codello – Dealing with architectural glassware
  • Lucia Allais – The Italo-globalization of preservation

Dibattito finale aperto al pubblico – discussants: Luca Silenzi (Spacelab) ed Ippolito Pestellini Laparelli (OMA/AMO)

2 – Guest Editors online:  alcuni architetti, critici e scrittori italiani ed internazionali stanno esplorando lo stato di eccezione e la relazione ambigua tra norma ed architettura secondo i loro personali punti di osservazione, in una serie di saggi pubblicati nei loro rispettivi blog/magazines per poi essere rilanciati su stateofexception.it

3 – Instagram open call: abbiamo lanciato nel mese di luglio gli hashtags #stateofexception e #commissionimpossible, dedicati ad immagini, fotomontaggi e riferimenti grafici capaci di evocare il potenziale dell’architettura nel momento in cui interpreta, modifica o informa strutture e contesti esistenti considerati nel senso comune impossibili da manipolare.

Le immagini, caricate su Instagram o Twitter con gli hashtag dell’evento, vengono pubblicate live nel sito stateofexception.it: una speciale selezione è stata proiettata al pubblico durante l’evento live alle corderie e distribuita in 1200 copie in formato 6x6cm.

IMG_2730

4 – Proiezione di Le Mepris di Jean Luc Godard: come evento collaterale di State of Exception ed esclusivamente nel corso di questo weekend special è stata proiettata nello stage E delle Corderie dell’Arsenale una versione integrale e restaurata del capolavoro di Godard del 1963 con Brigitte Bardot, Michel Piccoli e Fritz Lang, girato negli ultimi 20 minuti all’interno di Casa Malaparte a Capri – uno degli archetipi dello Stato di Eccezione, che nel capolavoro di Godard ha il ruolo di meta-set (la trama del film gira intorno alle riprese di un ipotetico “Ulysses” di Fritz Lang, che vengono effettuate proprio sul terrazzo della casa di Capri, nella finzione di proprietà del produttore americano).

Le Mepris J.L. Godard 1963

Com’è andata

State of Exception, pur in pieno agosto e pur nella settimana immediatamente precedente la Mostra del Cinema, è andato alla grande, con una considerevole presenza di pubblico. Non era scontato che andasse così. Ecco una rapidissima cronaca.

q6C1XpFPjvmcoX3Y-kZ548cZ7pFHY8UKidK9cNEccpU

Sabato 23 agosto 2014

La prima giornata di lavori è stata organizzata in una serie di contributi snelli (15-20 minuti ciascuno) per introdurre il tema ed illustrarlo da varie angolazioni. Io mi son preso la briga di rompere il ghiaccio presentando il concetto di stato di eccezione, evidenziandolo come uno strumento potente ed ambiguo da sempre a disposizione dell’architettura e contestualizzandolo all’interno di una riflessione sulla natura eccezionale per antonomasia del progetto e sul rapporto dell’Italia col suo patrimonio storico e paesaggistico unici al mondo.

3zIDWG566eWrXOrQpMm1JhStepUoFl-9WtvJ81mMaW0

Paolo Bettini ha avuto il ruolo di indagare lucidamente da dove parte questa nostra paura del cambiamento, che ha come estrema conseguenza un atteggiamento ottusamente ultraconservatore: qualcosa che ha molto a che fare con una visione distorta della Storia come sequenza di atti creativi – e non come risultato di contraddizioni ed evoluzioni – e con una delle paure più ataviche dell’uomo, quella della perdita e della morte.

ubLWfX4mow4WNx7UWFJMPdBueLFbl9hdQPUaPSTA4Us

Fabrizio Gallanti (in collegamento da Montreal) e Joseph Grima (da Chicago) hanno approfondito due declinazioni dello stato di eccezione che si esprime “dal basso” in architettura: Gallanti trattando i casi delle occupazioni, delle strutture autogestite e dei centri sociali autonomi, tra gli esempi più interessanti di come nuovi modelli di spazi, servizi condivisi e attività culturali espressioni di comunità basate su affinità politiche ed interessi puntuali, e la normalizzazione dell’area cosiddetta antagonista siano elementi di traiettorie costantemente ai margini della legalità, che costituiscono interessanti momenti di eccezione e dinamismo nell’Italia contemporanea.

8NQyR_Yw_UIsnv-12iVJ0UxCloRJFU3yt-KGFj4ygmg

Grima raccontando della eccezionale vicenda della Repubblica dell’Isola delle Rose, una piattaforma di 400 metri quadri costruita e finanziata dall’ingegnere Giorgio Rosa nel 1967 ad 11km dalla costa di Rimini, autoproclamatasi repubblica autonoma non soggetta alla sovranità italiana. Un atto politico di sintesi critica attraverso il progetto di uno spazio unico, demolito nel 1969 dallo Stato italiano, che rappresenta un anticipo del contemporaneo risveglio di interesse per la libertà e l’emancipazione dalle forme di controllo statale.

Manuel Orazi, citando Carl Schmitt, ha osservato come lo stato di eccezione nel campo della giurisprudenza abbia un significato ed una valenza analoghi al miracolo in teologia: un dispositivo che permette al sistema di essere efficiente aggirando in qualche modo la propria complessità. D’altro canto l’architettura non ha mai potuto prescindere dalle regole, e le migliori architetture sono piuttosto una forma di reazione critica a tali regole.

JDs2y1SI9RAKTI59DrYBKnE22AFOH2APuVZ9HcQiMos

Socks Studio (Mariabruna Fabrizi, Fosco Lucarelli) ha approfondito la condizione di atemporalità, che ha caratterizzato la produzione architettonica del passato fino ad essere abbandonata con l’introduzione moderna dei concetti di preservation ed heritage. Il risultato è stato un uso sempre più strumentale e commerciale della storia, mentre emerge una nuova atemporalità con la cultura di internet che sembra non posizionarsi in una successione di epoche storiche, ma utilizza la storia stessa semplicemente come allegoria o in forma di campione o commento. Sarebbe opportuno che questa nuova atemporalità evolva in una seria strategia di resistenza tanto alla industrializzazione del nuovo quanto alla strumentalizzazione del passato.

Domenica 24 agosto 2014

La seconda giornata di lavori ha dato spazio a trattazioni più estese (30-40 minuti) e ad una critic roundup finale aperta al pubblico.

bSGSA0N5abcdZbz9o2-7PK54pBOTcIY9zc-St_nUbME

Renata Codello (Soprintendente ai beni architettonici di Venezia e Laguna) ha condiviso la sua visione estremamente avanzata ed aperta sul dialogo necessario tra storia e contemporaneità: la storia non deve costituire un alibi per posizioni conservatrici, da invocare per bloccare qualunque azione. Il patrimonio storico italiano – ma non solo esso – non è un unicum preconfezionato o pianificato a tavolino, ma è stato il risultato della concatenazione di tante menti, saperi, conflitti e nazionalità differenti. Alla stratificazione positiva, che rendeva vive le nostre città, abbiamo via via sostituito pratiche di innesto, con riduzione di scala delle possibilità e delle ambizioni contemporanee di intervento sul costruito.

uLV_dM1OMn4NXgDnMErg_Xp97NgWArcLxq3lN7lpDh8

Il patrimonio che oggi tuteliamo è opera nostra, opera dell’ingegno umano. Il concetto di tutela deve fare un salto di scala, ma sopratutto di qualità. Alla tautologia va contrapposto il governo della complessità del proprio tempo: le nuove generazioni di soprintendenti e gli organismi di tutela possono e debbono riappropriarsi del contemporaneo.

SsUN-g9g6yulb-krJOPIKQ2qPQSoqInzu3cBke4Q6EI

Lucia Allais (storica e teorica dell’architettura, Università di Princeton) ha ricordato come l’Italia sia stata da sempre all’avanguardia nella teoria e nelle tecniche della conservazione, un laboratorio dentro e fuori dai propri confini, con maestranze e teorici che hanno fatto scuola ovunque nel mondo. E l’esemplare approccio italiano nei confronti della storia è stato per tanti decenni molto rigoroso seppur estremamente aperto all’innovazione (Gazzola, Brandi). Ma dagli anni ’70 qualcosa è cambiato: è come se si fosse creato un gap tra i dogmi della conservazione insegnati ed esportati dagli italiani nel mondo e una sorta di spettacolarizzazione e congelamento del passato in casa. È questo il dilemma della “Italo-globalizzazione”.

A corredo di queste osservazioni sono stati illustrati due casi-studio completati in circostanze davvero eccezionali (subito dopo i bombardamenti della 2a Guerra Mondiale) e con scelte tecniche all’avanguardia: il Tempio Malatestiano a Rimini e il sito archeologico di Pompei.

4UZ_OkaYaacKNFgstUOGYRYjSZMCPtIfFSCzWYvnXDw

Io ed Ippolito Pestellini Laparelli (OMA/AMO) – che ha coordinato il dream-team curatoriale per Monditalia e nel frattempo è diventato uno dei dieci partner di OMA – abbiamo poi vivacizzato il dibattito aperto finale con Renata Codello, Lucia Allais e Fosco Lucarelli/Mariabruna Fabrizi (Socks Studio), stimolando ulteriori discussioni intorno al rapporto tra storia e contemporaneità in contesti urbani complessi ed evidenziando come la rigidità italiana – in un primo momento giusta reazione rispetto ai maltrattamenti ed alle aggressioni subite dal territorio italiano nei decenni tra il 1960 ed il 1990 – abbia condotto dall’atteggiamento criticamente aperto di Cesare Brandi all’ottuso dogmatismo dei giorni nostri.

Come se ne esce: si riuscirà a superare l’impasse solo smontando il concetto di tutela unilaterale da parte di enti impermeabili al nostro tempo, e sostituendolo con la promozione della condivisione e del buon senso, del dialogo e della reciproca contaminazione.

Auspicando una visione globale del territorio e delle sue specificità e potenzialità sia dentro che fuori dalle mura dei centri storici e oltre i singoli edifici – oggi trattati alla stregua di oggetti e non come elementi vitali di organismi più complessi che sono le nostre città nel nostro tempo.

I lavori alle Corderie si sono conclusi con la speranza che conservazione ed innovazione vengano presto visti come due aspetti dello stesso percorso (in Inglese: “two parts of the same agenda”): mantenere efficacemente e floridamente in vita questo complesso e fantastico mondo in cui viviamo tutti, architetti e non.

E, ne siamo certi, in tanti sono già pronti a cogliere il senso di questa importante sfida.

To be continued

Abbiamo dimostrato che lo Stato di Eccezione è qualcosa di profondamente connaturato con l’architettura di tutti i tempi, e perciò non potevamo confinarlo nel recinto dorato di Biennale.

Come detto sopra, State of Exception intende travalicare i confini fisici e temporali del weekend special alle Corderie. Il sito www.stateofexception.it è perfettamente operativo ed ospiterà, oltre che la collezione in-progress delle immagini su Instagram con gli hashtag #commissionimpossible e #stateofexception, anche ulteriori guest op-eds fino a novembre.

I temi di State of Exception verranno inoltre trattati in ulteriori eventi speciali previsti fuori dalla Biennale. Il primo tra questi si è tenuto a Fermo, nelle Marche, il 13 settembre alle 17.30 al’interno della manifestazione “Air Terminal”, e ha visto la presenza di alcuni dei contributors dell’evento alle Corderie: Manuel Orazi, Joseph Grima e Ippolito Pestellini Laparelli (OMA/AMO), coordinati dal vostro affezionatissimo. Altri ne seguiranno nei prossimi mesi.

Chi è interessato potrà trovare sul sito tutte le news sugli sviluppi di questo progetto.

senza titolo

Altra cosa: stiamo organizzando tutti i materiali che sono stati prodotti e i contributi più interessanti per la pubblicazione di un testo monografico in inglese e in italiano, che rappresenterà l’eredità concreta dell’evento da affiancare alle piattaforme virtuali.

Web platform: http://stateofexception.it

Twitter: @stateofxception

Instagram: @stateofxception

Press-release (EN, 18 agosto 2014)

 

Ringraziamenti

Qualsiasi buon progetto non è mai frutto dell’impegno di un unico autore. State of Exception è stato il risultato di un lavoro corale, portato avanti con entusiasmo e tenacia da tanta bella gente che Spacelab ha avuto il piacere e l’onore di coordinare.

Ringraziamo anzitutto OMA e Rem Koolhaas per l’invito, e Ippolito Pestellini e Fabrizia Vecchione per il supporto continuo a far crescere la nostra idea nel migliore dei modi.

Ringraziamo tutti gli amici vecchi e nuovi che ci hanno accompagnato in questa iniziativa, e senza i quali State of Exception sarebbe rimasto solo una bella idea. In particolare i guest contributors Lucia Allais, Paolo Bettini, Renata Codello, Fabrizio Gallanti, Joseph Grima, Manuel Orazi, Ippolito Pestellini, Socks Studio/Microcities (Mariabruna Fabrizi, Fosco Lucarelli) con ulteriore ringraziamento a Manuel per gli input preziosi che ci ha dato nella fase più delicata dell’impostazione del progetto; ringraziamo inoltre i guest editors Cruz Garcia/Nathalie Frankowski (WAI Architecture Think Tank), Rossella Ferorelli/Alessandro Cariello (SMALL), Davide Tommaso Ferrando, Cherubino Gambardella, Luigi Manzione, Luca Galofaro, Carmelo Baglivo, Ethel Baraona Pohl, Evangelina Guerra Lujan, Sam Jacob e gli altri che avranno il piacere di contribuire nelle prossime settimane; Elisa Pasqual e Marco Ferrari di Folder per la direzione artistica e l’identità visuale dell’evento; gli amici di Biennale che ci hanno aiutato concretamente e con assoluta professionalità a far filare tutto liscio: Manuela Lucadazio, Cristiana Costanzo, Paolo Cimarosti, Francesca Montorio, Nicolò Scialanga, Luigi Ricciari, Giovanni Bergamo. E Costantino Monterubbiano, Roberto Sargo, Isabella Petrini e Cecilia per il supporto materiale e spirituale a Fermo e a Venezia.

Ringraziamo anche le istituzioni che hanno creduto in questo progetto: Regione MarcheComune di Porto Sant’Elpidio, Fondazione Progetto Città e CulturaFondazione SymbolaTerminal Art ProjectOMA; gli sponsors/donors che hanno contribuito a rendere possibile questo progetto: Mengucci CostruzioniGiovanni FabianiCasciaroliLube IndustriesSubissatiDanhera ItalyEnzo Reschini; il nostro media-partner ArchDaily; il nostro technical-partner MedStore.

Voglio ringraziare pubblicamente anche mia moglie Zoè, che è stata al mio fianco nell’organizzazione teorica e pratica di questo progetto fin dai primi minuti, oltre a tener dritta la barra dello studio domando con successo i nostri clienti nelle fasi più delicate dell’organizzazione curatoriale.

Ringrazio anche le nostre piccole Matilda ed Emma, che con pazienza e curiosità ascoltavano continuamente il papà durante la messa a punto della sua lecture in Inglese. Averle in prima fila tra il pubblico nei due giorni all’Arsenale è stata la mia più grande soddisfazione di sempre.

 

P.S.: ogni bella storia ha i suoi titoli di coda: ecco il video che abbiamo proiettato all’Arsenale in chiusura di State of Exception, una selezione dei contributi arrivati via Instagram per State of Exception da tutto il mondo. Grazie ancora!

Lascia un commento