Watchmen

watchmen1

Quis custodiet ipsos custodes?

Spassosissima vicenda, quella dell’Abilitazione Scientifica Nazionale.  Su cui non mi dilungherò più di tanto (lo hanno già fatto con autorevoli contributi Marco Biraghi, Luigi Prestinenza Puglisi/AIAC e Davide Tommaso Ferrando). E neppure prenderò parte all’aspra diatriba tra gli apocalittici (tanti) e gli integrati (pochissimi, sopratutto nei commenti ad alcuni articoli polemici), non è tra gli argomenti con cui amo perdere tempo.

Faccio soltanto notare tre cose.

1) Chiedo a coloro che stanno inorridendo e hanno messo mano ai forconi – intellettualmente parlando: era forse meglio prima, quando nessuno poteva sapere come certi exploit avvenivano? È il mio punto di vista e figuriamoci se sono immune dalle cantonate, ma per me è molto meglio così. Tutto alla luce del sole.

2) Altra domanda: sono più scandalosi alcuni dei nomi che sono stati esclusi o alcuni di quelli che sono stati abilitati? Io vedo più problemi col secondo gruppo…

3) A margine di questo tristissimo delirio collettivo che è l’Accademia Italiana, sono convinto – ma vale il discorso di cui sopra: è una mia opinione, per quel nulla che può contare – che uno dei criteri di giudizio più oggettivi per valutare le capacità di un interlocutore potrebbe essere quello della verifica del buon uso della nostra lingua, che poi è quella cosa convenzionale con cui cerchiamo di esprimere agli altri i nostri pensieri, se ne abbiamo e se li sappiamo mettere in fila. Il buongiorno si vede dal mattino, e se non mi stai parlando con parole adeguate, con argomenti bene articolati, con frasi che hanno un inizio, uno svolgimento ed una conclusione, beh, c’è di che preoccuparsi. Tanto più se hai o avrai a che fare con la Pubblica Istruzione e con la Ricerca. Ti manca l’ABC, cosa vuoi istruire, cosa vuoi valutare? Ma anche: cosa vuoi ricercare?

Quindi: analisi grammaticale, e sopratutto analisi logica. Non è un criterio nuovo: pensate, viene applicato persino alle scuole elementari coi bimbi ai primi rudimenti con il quadernino a righe. Errore rosso, errore blu. Se c’è perseveranza nell’errore: nota. In casi estremi: bocciatura.

Ecco, sarò strano. Tacciatemi di pignoleria. Ditemi pure che sono un grammar-nazi. Ma – senza scendere nel dettaglio della autorevolezza dei curricula e della fondatezza/correttezza delle valutazioni – a vedere una frase con la consecutio-temporum sballata, coi soggetti che perdono per strada i verbi o viceversa, con le punteggiature ad minchiam mi vien voglia di metter mano alla pistola. In certi casi sarebbe auspicabile un sistema tipo patente a punti, per cui se un soggetto che abbia una quota di responsabilità nell’evoluzione culturale di un Paese cade più volte in errori grossolani di grammatica o di logica elementare in documenti con connotazioni di ufficialità, ebbene tale soggetto viene via via retrocesso di grado fino ad essere in qualche modo escluso dal suo ruolo – di valutatore, che è ovviamente più grave, ma anche di valutato/valutabile, fino a prova contraria.

Perché spesso, l’ho detto altre volte, la forma è sostanza. E lo è ancora di più nella scelta di chi deve decidere per il futuro culturale di un intera nazione, da una parte e dall’altra.  Oh, pardon, siamo in Italia, scusate l’ingenuità.

2 Comments

  1. Remo Gherardi

    Lei ha già un punto in meno sulla patente: ha scritto soprattutto con tre t. Poi per espressioni come: “Il buongiorno si vede dal mattino”; “mi vien voglia di metter mano alla pistola”; “evoluzione culturale di un Paese”; “connotazioni di ufficialità”; “la forma è sostanza” ecc…lascio a lei la scelta della penitenza.
    Con simpatia, RG

    • Per ‘sopratutto’ non mi pare sia un errore vero e proprio, ma una variante: http://www.treccani.it/vocabolario/soprattutto/
      Chiedo la clemenza della corte di Norimberga per gli altri stereotipi, non involontari ma del tutto cercati e voluti: adoro calcare la mano… (ricambio ovviamente la simpatia).

Rispondi a Spacelab Annulla risposta